Samir e la verginella

Sono Samir e vengo dal Senegal.
La fama di scopatore seriale si è ormai diffusa ma, qualche volta, la mia fama mi mette di fronte a situazioni imbarazzanti.
La scorsa sera ordinano in pizzeria una pizza familiare con pollo piccante e mi dicono di consegnarla in un posto dove non sono mai stato.
Rebecca mi avverte che è la casa di un noto e facoltoso avvocato ed io mi preaparo ad essere gentile ed a ricevere una lauta mancia.
Il palazzetto in effetti è molto elegante, l’ascensore è molto bello con una panchetta per sedersi durante l’ascesa o la discesa.
Quando arrivo al piano, il quinto, la porta è ancora chiusa, suono e mi apre una ragazzina sui 15 anni, bassina, con I capelli rossi ed un sacco di lentiggini, Mi affretto a consegnarle la pizza anche perchè sento un’altra voce femminile provenire dall’interno della casa ma non faccio in tempo che vedo uscire di corsa un’altra ragazzina, anch’essa presumo della stessa età, castana, un po più alta e snella della padrona di casa.
Mentre va via, la ragazzina castana accenna velocemente al fatto che la nonna si è sentita male e non può rimanere a cena con Viola, così apprendo che così si chiama la rossa quindicenne davanti l’uscio che, all’apparenza, ci resta proprio male.
Comunque tento per la seconda volta di consegnare la pizza ed andarmene ma Viola mi prende per un braccio, alzando la testa verso dime (ero più alto di lei di almeno 40 cm) e mi prega con un faccino triste triste di entrare.
Pur se sospettoso, la accontento, mi fa sedere a tavola con lei e mi chiede il favore di prendere un po di pizza e di farle compagnia.
Io in effetti avevo veramente fame e poichè in quella quindicienne imberbe non vedevo nessun pericolo di molestia, mi siedo e mangio.
Viola mi versa una birra ghiacciata e mentre sto ancora trangugiando si sfila di botto la tuta blu che indossava.
Sotto non portava il reggiseno e mentre sto ancora scrutando le due tettine con capezzoli dritti come chodi, Viola si toglie le mutande mostrando al mio sguardo una fichetta contornata da una peluria rossiccia appena accennata.
Le dico di non essere stupida, di non mettersi strane idee in testa ma lei mi dice guardandomi dritta negli occhi che è vergine e che non vuole farlo per la prima volta con uno dei suoi compagni coglioni ma vuole essere scopata da un negro perchè gli hanno detto che lo abbiamo grosso e che la prima volta non si scorda mai.
Verrò dal senegal, sarò un mandingo, scoperò tutte le sere, ma la ragazzina quindicenne, per giunta figlia di un noto avvocato che poi mi fa un culo a capanna proprio no. Mi rifiuto quindi categoricamente e le dico mostrando la protuberanza sotto I pantaloni che si farebbe un male cane e che, anche se carina, non se ne parla proprio di scopare.
Viola comincia a singhiozzare, non capirò mai se fingendo o no e mi supplica almeno di farle vedere il cazzo.
Questo tutto sommato ci può stare ma non tolgo I pantaloni, abbasso la cerniera e lo estraggo.
Viola rimane imbambolata lo guarda come fosse un alieno allunga la mano lo accarezza come fosse un gattino e mi dice se può darle un bacio.
Chino la testa in segno di assenso, lei si abbassa e, per quanto le sue labbra e la sua piccola bocca sexy le consentono, lo succhia un paio di volte.
Prima che la cosa degeneri, le prendo la testa, le bacio la sommità dei capelli, rinfodero l’arnese e me ne vado. Viola rimane li incredula.